L’accertamento esecutivo è la nuova carta a disposizione delle Regioni per combattere l’evasione di bollo auto, tasse universitarie, tassa sulle discariche e concessioni. La novità è contenuta nell’articolo 8 del decreto attuativo della riforma dei tributi degli enti territoriali. In questo modo viene allineata la disciplina delle Regioni a quella di Comuni e Province che hanno istituito il medesimo strumento a partire dal 2020. Per le Regioni la portata innovativa della riforma appare più ristretta di quella degli enti locali. Vi rientrano le sole entrate tributarie, mentre l’accertamento esecutivo dei Comuni riguarda anche le entrate patrimoniali. Per la tassa automobilistica, bisogna considerare che in molte prassi regionali viene utilizzata direttamente la cartella di pagamento, in luogo dell’accertamento, per contestare le omissioni relative al bollo auto. Le Regioni potrebbero continuare ad utilizzare questa procedura, che già consente di formare il titolo esecutivo quale primo atto di manifestazione della pretesa tributaria. La riforma prevede il ricorso all’accertamento esecutivo, in luogo dell’accertamento ordinario, che però nelle realtà regionali è omesso. Il nuovo istituto avrà efficacia, per il bollo auto, nei casi in cui le Regioni utilizzano l’atto di accertamento ai fini della contestazione delle violazioni. La caratteristica dell’accertamento esecutivo è che esso concentra in sé la funzione accertativa e quella di titolo esecutivo. Una volta decorso il termine per la proposizione del ricorso, l’atto diventa ope legis titolo esecutivo, saltando così la fase del ruolo e della notifica della cartella di pagamento.
