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LA CORTE DEL LAZIO: “LA RISCOSSIONE E’ LEGITTIMA ANCHE PER LE SOCIETA’ NON ISCRITTE ALL’ALBO”

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Una società partecipata da vari enti pubblici locali è legittimata alla riscossione dei tributi anche se non iscritta all’albo nazionale dei riscossori. Lo ha stabilito la Cgt di II grado del Lazio in una sentenza depositata lo scorso 29 gennaio. Il caso era stato sollevato da un contribuente che si era visto notificare l’Imu da una Spa che gestiva le attività di accertamento e di riscossione per una serie di enti pubblici tra cui il Comune di Rocca Priora, titolare del credito tributario sull’Imu.

Dopo il rigetto del ricorso in primo grado, il contribuente ha impugnato la sentenza sostenendo il difetto di legittimazione attiva della società di riscossione per carenza di potere. Ovvero, il contribuente sosteneva che la Spa non poteva procedere alla riscossione perché non iscritta all’albo nazionale dei riscossori. L’appellante chiedeva l’annullamento dell’avviso di accertamento perché emesso da un soggetto privo di legittimazione attiva.  La Corte del Lazio ha però respinto la tesi dell’appellante e confermato la sentenza di primo grado, la quale aveva infatti già considerato che il concessionario, costituito nelle forme di una società per azioni partecipata nella sua compagine sociale da vari enti comunali, aveva un capitale pubblico, quindi sottoposto a obblighi di trasparenza, per i quali non era richiesta, come ulteriore requisito, ai sensi dell’art. 52 del decreto legislativo n. 446/1997, l’iscrizione nell’albo nazionale dei riscossori.

L’art. 52- sostiene la Corte- dispone che l’accertamento dei tributi può essere effettuato dall’ente locale anche nelle forme associate previste negli articoli 24, 25, 26 e 28 della legge 8 giugno 1990, n. 142.