CONTENZIOSOPrimo PianoTRIBUTI & TRIBUTItributi in genere

L’ inammissibilità in primo grado riconosciuta in appello revoca la sentenza

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Massima:


Testo:

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

XXXXXXXX XXXXXX ha proposto appello, depositato il XX/XX/2020, avverso la sentenza n. XXXX/19, pronunciata il 15/7/2019 e depositata l’11/10/2019, dalla Commissione Tributaria Provinciale di Bari, 3^ sezione, che, con compensazione delle spese di giudizio, ha accolto parzialmente il ricorso, a suo tempo proposto dal medesimo contribuente, avverso l’avviso di accertamento n. XXXX del 29/05/2018, emesso dal Comune di Adelfia per il parziale versamento dell’imposta IMU su un’area edificabile di sua proprietà, afferente all’annualità 2013, con il quale veniva ingiunto al ricorrente il pagamento della complessiva somma di ?. 716,00 (comprensiva di oneri, interessi e sanzioni) discendente dall’accertamento d’ufficio dell’infedele dichiarazione quale terreno agricolo dell’area fabbricabile posseduta, avente la diversa destinazione urbanistica attribuita dal PRG e successivamente confermata dal PUG, in zona di rispetto cimiteriale, alla quale l’U.T.C. di Adelfia, aveva attribuito un valore di ? 18,08 al mq.

I primi giudici hanno accolto parzialmente il ricorso ritenendo legittima l’eccezione sollevata dal contribuente solo in ordine alla liquidazione delle sanzioni, atteso che nessuna comunicazione di variazione della classificazione da terreno agricolo ad area fabbricabile risultava essere stata comunicata al contribuente dal Comune che, invece, secondo i primi Giudici ne aveva l’obbligo, concludendo: “Alla luce delle suesposte considerazioni, assorbiti gli altri motivi di doglianza, le sanzioni non sono dovute e, per la reciproca soccombenza si compensano le spese del giudizio”.

Con l’appello all’odierno esame, la parte contribuente impugna la pronunzia di primo grado, dopo aver ripercorso l’iter del procedimento e richiesto la pubblica udienza, dolendosi in particolare della “Violazione dell’art. 2 e dell’art. 5 comma 5 del D.lgs. n. 504/1992” sostenendo che la sentenza erroneamente considera fabbricabile l’area in base allo strumento urbanistico semplicemente adottato dal Comune, ritenendo retroattivo l’effetto della interpretazione autentica della nozione di “area edificabile” riportata nella citata legge. In particolare, l’appellante contesta che i giudici di prime cure non abbiano considerato che i terreni oggetto dell’accertamento IMU ricadano nelle aree di rispetto cimiteriale essendo localizzati a 100 metri dalla recinzione perimetrale del cimitero del Comune di Adelfia-Zona Canneto, per cui, ricadendo in tale zona di rispetto, subiscono limitazioni al diritto di proprietà privata con conseguente compressione dello ius aedificandi, essendo assoggettate ad un regime di inedificabilità assoluta, pur “non trattandosi di vincolo sostanzialmente espropriativo né di vincolo preordinato all’esproprio”. Per questa ragione tali aree devono essere valutate quali “aree agricole al momento del computo dell’indennizzo nei casi di esproprio”, anche perché data la citata collocazione, non potranno mai avere una diversa destinazione rispetto a quella ricevuta “per effetto di una legge inderogabile dello Stato” e non per effetto di una pianificazione urbanistica. Cita, sul punto, l’orientamento consolidato della giurisprudenza di legittimità, in forza del quale l’appartenenza legale del suolo ad una zona di rispetto cimiteriale, determina che quel suolo non può essere tassato, ai fini Ici ora Imu, come area fabbricabile, in quanto tale caratteristica preclude tutte quelle trasformazioni del suolo che sono riconducibili alla nozione tecnica di edificazione. Aggiunge che le prospettive edificatorie per allargamento dell’area cimiteriale sono pressocché nulle, essendo rimasto inattuato il Piano Urbanistico Generale (adottato con deliberazione n. 43 del 17/11/2009) in ordine ai suoli di cui è causa, per cui sottolinea, l’erroneità del valore attribuito dal Comune e contesta che i giudici di primo grado non abbiano tenuto conto nella valutazione delle predette circostanze. Conclude chiedendo l’accoglimento dell’appello con riforma della sentenza impugnata, l’annullamento e/o la revisione dell’avviso impugnato con vittoria delle spese.

Con nota di controdeduzioni datata 8/9/2020, si è costituito il Comune di Adelfia, in persona del Sindaco pro tempore, nella quale, dopo aver riepilogato il fatto, ha contestato gli avversi motivi di impugnazione e ha proposto appello incidentale. In primo luogo, eccepisce l’inammissibilità del ricorso introduttivo del giudizio di prime cure, dal momento che il contribuente ha impugnato l’avviso di accertamento oltre il termine di giorni 60 dalla notifica. Difatti, l’avviso di accertamento impugnato doveva, ai sensi dell’art.21, comma 1, del D. Lgs. 546/1992, essere impugnato al più tardi entro il 13 settembre 2018 (essendo stato notificato l’avviso il 14 giugno 2018) vale a dire entro 60 giorni, mentre invece risulta notificato il 14 Settembre, 1 giorno dopo il termine ultimo per impugnare, come invece ha fatto il contribuente, rendendo in tal modo l’atto definitivamente efficace. In secondo luogo, chiede la riforma della sentenza n. 1939/2019 pronunciata dalla CTP, in ordine all’illegittimo annullamento dell’erogazione delle sanzioni dell’importo di ?.308,00 in quanto le aree fabbricabili, oggetto di accertamento, rientravano già nel Piano Regolatore Generale adottato dal Consiglio Comunale con deliberazioni n.2 del 12 febbraio 1998 e n.31 del 31 maggio 1999 (approvato definitivamente con D.G.R. dell’11 marzo 2003) e confermate nel Piano Urbanistico Generale del Comune di Adelfia che è stato adottato con deliberazione n.43 del 17 novembre 2009 del Consiglio Comunale (approvato con deliberazione n.8 del 22 aprile 2013 del Consiglio Comunale). Pertanto, per le aree de quibus non occorre la comunicazione prevista dall’art.31, comma 20, della Legge 289/2002, dal momento che l’attribuzione alle stesse della natura di area fabbricabile è avvenuta con l’adozione del P.R.G. con deliberazioni n.2 del 12 febbraio 1998 e n.31 del 31 maggio 1999 del Consiglio Comunale e, quindi, precedentemente all’entrata in vigore dell’art.31, il quale, in ogni caso, al comma 20, non prevede alcuna sanzione nel caso di inosservanza della predetta comunicazione invocando sul punto l’orientamento della sentenza della Cassazione n.12308 del 17 maggio 2017. Infine, contesta nel merito l’unico motivo di appello principale riguardante la violazione dell’art.2 e dell’art.5, comma 5, del d. lgs. 504/1992 ritenendolo privo di legittimità e di fondamento, così argomentando: “l’inclusione delle aree fabbricabili de quibus nella Zona dello strumento urbanistico “Aree di rispetto cimiteriale” del P.R.G. e del successivo P.U.G., con vincolo di destinazione, non ne esclude l’oggettivo carattere edificabile bensì incide sulla valutazione del relativo valore venale e, conseguentemente, sulla base imponibile che è stata determinata a ?.18,08 al mq. per l’anno d’imposta 2013, tale valore è stato determinato dal Comune ex artt.52 e 59, comma 1 lett. g), del D. Lgs. 446/1997 ed è stato previsto per le zone di uso pubblico e/o con vincoli preordinati all’espropriazione, nonché è riportato nell’allegato al Regolamento per l’applicazione dell’IMU, di cui all’art.7, comma 1.2 ultimo periodo, approvato con deliberazione di Consiglio Comunale n.42 del 30 ottobre 2012, e successive modificazioni ed integrazioni”, citando in proposito plurime pronunzie della giurisprudenza di legittimità in senso favorevole alla propria tesi.

In conclusione, chiede di rigettare l’appello avverso e di riformare l’impugnata sentenza in accoglimento dell’appello incidentale, con vittoria di spese e competenze in giudizio.

All’odierna udienza la causa è stata assunta in decisione.

MOTIVI DELLA DECISIONE

Per ragioni di ordine logico, prima di passare all’esame dell’appello principale, è necessario prendere in esame il motivo di appello incidentale che costituisce la riproposizione dell’eccezione preliminare di inammissibilità del ricorso di primo grado, già tempestivamente proposta dal Comune resistente, poiché lo stesso era tardivo perché depositato oltre i termini previsti dall’art. 21, comma 1, del D. Lgs. 546/1992. Come correttamente evidenziato sin dal primo grado dal Comune di Adelfia, essendo stato notificato l’avviso impugnato in data 14/6/2018 (fatto solo apparentemente contestato dalla parte contribuente che in proposito nei propri atti riferisce, ma non documenta, una notifica in data 15/6/2018, mentre in realtà vi è fra gli atti del giudizio l’avviso di ricevimento recante con chiarezza il timbro del giorno precedente 14/6/2018) il ricorso avrebbe dovuto essere notificato alla controparte entro sessanta giorni da tale data, termine che, pur tenendo conto della sospensione feriale, scadeva inesorabilmente il 13/9/2018. Poiché è incontestato che il ricorso è stato notificato al Comune solo il 14/9/2018 (il contribuente ha ignorato l’eccezione avversa nell’atto di appello non riportando le avverse argomentazioni e non deducendo alcunché in merito), non possono esservi dubbi sulla tardività dello stesso, circostanza ritualmente eccepita fin dal giudizio di primo grado ed inspiegabilmente ignorata dai primi giudici.

Non può, infatti, sulla questione ritenersi formato alcun giudicato (neppure implicito o interno) in ordine alla non tempestività del ricorso, in considerazione dell’eccezione proposta in primo grado (e del formale motivo articolato in sede di appello incidentale) su cui non vi è stata pronuncia da parte dei giudici di merito nel primo grado di giudizio, come agevolmente desumibile dalla semplice lettura della motivazione della sentenza impugnata. Deve, inoltre, ricordarsi che, in tema di processo tributario, la decadenza del contribuente dal diritto di agire in giudizio, per inosservanza dei termini stabiliti, è rilevabile d’ufficio, ai sensi dell’art. 2969 c. c., trattandosi di materia sottratta alla disponibilità delle parti: tale regola opera in tutti i gradi di giudizio, inclusa la legittimità, salvo l’eventuale giudicato interno espresso, formatosi sulla questione, laddove i Giudici di primo grado avessero espressamente respinto la eccezione di inammissibilità, circostanza non verificatasi nel caso che ci occupa, come già detto, non essendo invece sufficiente a impedire la rilevabilità d’ufficio, il giudicato implicito (in tal senso ex multis, da ultimo, Sez. 5, n. 32637 del n 12/12/2019, Rv. 656371 – 01 nonchè Sez.5 n. 6862 del 7/3/2023).

Peraltro, nel processo tributario, ove la parte resistente contesti la tempestività del ricorso, come avvenuto nell’odierno giudizio, è onere del contribuente allegare l’atto impugnato con la prova della data di avvenuta notifica, dalla quale decorre il termine per la proposizione del ricorso, mentre il contribuente, pur asserendo di aver ricevuto la notifica il 15/6/2018, si è limitato a glissare sulla questione, non deducendo in alcun modo in merito.

L’accoglimento del motivo di appello incidentale, con la conseguente declaratoria della tardività del ricorso e della sua inammissibilità, e, di conseguenza il rigetto dell’appello principale proposto avverso una sentenza erroneamente spintasi ad esaminare il merito della controversia, laddove invece avrebbe dovuto accogliere l’eccezione preliminare della resistente di primo grado, induce a soffermarsi solo con un breve cenno per evidenziare, comunque, che l’unico motivo d’appello principale sarebbe stato, anche laddove ammissibile, assolutamente infondato. Infatti, pur se il bene immobile in questione ricade in area di rispetto cimiteriale ciò non implica che per tale ragione esso perda l’obiettivo carattere edificabile, avendo tale caratteristica il solo effetto di incidere sulla valutazione del bene medesimo, che infatti è stato valutato dal Comune, proprio tenendo conto della natura dell’Area di appartenenza, in ?.18,08 a mq. Tale argomentazione, però, per le ragioni sopra evidenziate ed in particolare per la pronunziata inammissibilità del ricorso del contribuente, appare superflua e non deve essere affrontata nella presente Sede.

In conclusione, l’appello principale va respinto, l’appello incidentale deve essere accolto e deve essere affermata, stante la mancata pronunzia da parte dei primi giudici in merito all’eccezione già proposta in primo grado e ribadita nelle difese del Comune in sede di appello, l’inammissibilità del ricorso di primo grado del contribuente, poiché depositato tardivamente oltre il termine perentorio di sessanta giorni, normativamente stabilito dall’art. 21, primo comma, del D. Lgs. n.546/1992.

Alla luce delle precedenti considerazioni deve essere dichiarato assorbito il secondo motivo di appello incidentale, vertente sull’erroneo annullamento delle sanzioni applicate nell’atto impugnato da parte dei primi giudici, avendo la riforma della sentenza di primo grado, con la declaratoria della piena e integrale legittimità dell’avviso di accertamento impugnato, già comportato la conferma della correttezza integrale dell’atto impugnato, anche nella parte in cui il Comune applica le sanzioni.

Le spese del doppio grado di giudizio seguono la integrale soccombenza e vanno poste a carico della parte contribuente.

P.Q.M.

la Corte rigetta l’appello principale, accoglie l’appello incidentale, dichiara inammissibile il ricorso di primo grado e conferma la piena legittimità dell’avviso di accertamento n. XXXX del 29/05/2018. Condanna la parte contribuente al pagamento delle spese processuali del doppio grado di giudizio, che liquida nella misura complessiva di ?.500,00 (di cui ?.200,00 per il giudizio di primo grado) oltre accessori di legge.

Così deciso in Bari, nella Camera di Consiglio del giorno 12 ottobre 2023