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Interpellanza parlamentare sulla prescrizione delle fatture dei consumi idrici

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https://www.camera.it/leg18/410?idSeduta=0693&tipo=stenografico

Iniziative di competenza per evitare l’invio agli utenti di fatturazioni riferite a crediti prescritti nell’ambito delle forniture di acqua, energia elettrica e gas gestite dai comuni – 2-01509

A)

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell’interno, il Ministro della transizione ecologica, il Ministro dello sviluppo economico, per sapere – premesso che:

   con la legge n. 205 del 27 dicembre 2017 (articolo 1, commi da 4 a 10) è stato previsto che nei contratti di fornitura di energia elettrica, gas e servizio idrico il diritto al corrispettivo si prescriva in due anni, limitandone l’ambito di applicazione alle sole fatture con scadenza successiva al 1° marzo 2018 per il settore elettrico, al 1° gennaio 2019 per il settore gas e al 1° gennaio 2020 per settore idrico;

   a decorrere dal 1° gennaio 2020 la parte della norma che consentiva di dar rilevanza alla responsabilità dell’utente è stata abrogata (articolo 1, comma 295, della legge 27 dicembre 2019, n. 160) con la conseguenza che, per luce, acqua e gas, attualmente non è più possibile applicare il termine di prescrizione quinquennale;

   a seguito di tali previsioni sussistono una serie di interventi regolatori dell’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (Arera) che, a tutela dell’utente finale, ha imposto regole precise agli operatori del mercato. Con le delibere 13 novembre 2018 569/2018/R/com e 17 dicembre 2019 547/2019/R/idr è stato identificato il perimetro nell’ambito del quale si applicano gli interventi di rafforzamento delle tutele, si sono definiti gli obblighi informativi da parte dei venditori e le forme di presentazione e gestione di eventuali reclami dei clienti finali;

   il 3 maggio 2022, in sede di audizione presso la Commissione parlamentare d’inchiesta sulla tutela dei consumatori e degli utenti, il presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha riferito come in circa 3.000 tra i comuni che ancora forniscono i servizi di erogazioni dell’energia e dell’acqua attraverso gestione diretta, ancora non sia riconosciuta la prescrizione biennale dei corrispettivi non esatti e pertanto si continuino ad addebitare illecitamente oneri prescritti alle famiglie, cosa che risulta ancor più grave in un momento come questo in cui si registra una crescita esponenziale degli oneri tariffari –:

   se il Governo non intenda intervenire al più presto e utilizzando tutti gli strumenti di informazione e dissuasione più efficaci a sua disposizione per porre subito rimedio a questa situazione e adottare le iniziative di competenza per bloccare l’invio di fatturazioni per consumi prescritti agli utenti da parte di questi comuni.
(2-01509) «BaldelliSqueriBattilocchioD’Attis».

Iniziative di competenza per evitare l’invio agli utenti di fatturazioni riferite a crediti prescritti nell’ambito delle forniture di acqua, energia elettrica e gas gestite dai comuni – n. 2-01509)

PRESIDENTE. Passiamo alla prima interpellanza urgente all’ordine del giorno Baldelli ed altri n. 2-01509 (Vedi l’allegato A).

Chiedo al deputato Baldelli se intenda illustrare la sua interpellanza o se si riservi di intervenire in sede di replica.

SIMONE BALDELLI (FI). Presidente, la illustro brevemente. Nel corso della scorsa legislatura prendemmo atto in questa Assemblea – portai avanti diverse iniziative al riguardo sia di sindacato ispettivo sia normative – del fatto che spesso accadeva che utenti del servizio idrico, del servizio elettrico o del gas ricevessero conguagli molto consistenti, relativi a un numero importante di anni precedenti. Spesso si leggeva sui giornali la notizia della signora anziana, pensionata, cui arrivavano migliaia di euro di conguaglio di luce, di gas o di acqua. Sulla scorta di questo, oltre alle iniziative di sindacato ispettivo, avevamo predisposto una proposta di legge a mia prima firma, portata avanti trasversalmente con i colleghi Crippa del MoVimento 5 Stelle e Benamati del Partito Democratico che, attraverso un lavoro di mediazione svolto con intelligenza dall’allora relatore Becattini, fu approvata in questo ramo del Parlamento all’unanimità per inserire il termine di prescrizione di due anni, un termine inequivocabile e valevole per tutti. Sulla scorta di questa iniziativa, stringendosi i tempi della legislatura, presentai alla legge di bilancio per il 2018 un emendamento, che avrebbe poi trasformato questa proposta di legge in norma di legge, nel passaggio alla Camera e al Senato, attraverso la doppia lettura. Questa norma prevedeva il termine di prescrizione biennale per le fatture dell’energia elettrica con scadenza successiva al 1° marzo 2018, per l’anno successivo per il settore del gas e per l’anno successivo ancora per il settore idrico. Questo ha sostanzialmente evitato fenomeni di massa come quello della richiesta di prescrizioni pluriennali che erano state, attraverso la norma, dichiarate illegittime e tutti gli operatori si sono man mano adeguati. Potete bene immaginare la mia sorpresa, da presidente della Commissione d’inchiesta sulla tutela dei consumatori e degli utenti quando, il 3 maggio scorso, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato è venuta a dirci che, con riferimento a migliaia di comuni che ancora oggi gestiscono il servizio idrico integrato e forniscono servizi di erogazione diretta di energia ed acqua, non si applicano questi termini di prescrizione.

Per questo, ho ritenuto opportuno, doveroso – malgrado l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ci abbia detto di aver già avviato un confronto con le associazioni dei comuni ed interventi diretti a far rispettare la legalità su questo tema – interessare anche il Governo. Credo non ci si possa permettere in un momento di rincari così importante come questo che anche solo potenzialmente una platea di migliaia di comuni, in barba a una previsione di legge, non segua l’orientamento consigliato dalle autorità, ma possa richiedere conguagli non dovuti o illeciti, perché i termini di prescrizione sono chiari e inequivocabili, a maggior ragione a seguito degli ulteriori interventi normativi fatti sulla norma di cui parlavo poc’anzi.

Chiedo al Governo chiarimenti in relazione a questo e se, per le parti di propria competenza, non intenda intervenire per fare in modo che questa situazione abbia a terminare il più presto possibile.

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per l’Interno, Ivan Scalfarotto, ha facoltà di rispondere.

IVAN SCALFAROTTO, Sottosegretario di Stato per l’Interno. Signora Presidente, onorevoli deputati, gli onorevoli interpellanti, con riguardo al regime regolatorio relativo a contratti di fornitura di energia elettrica, gas e servizio idrico, di cui alla legge n. 205 del 2017, fanno riferimento a comunicazioni dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, dalle quali risulterebbe che all’incirca 3 mila comuni, tra quelli che forniscono in gestione diretta i servizi di erogazione dell’energia elettrica e dell’acqua, non osservino la prescrizione biennale prevista dalla normativa di settore per i crediti maturati relativi ai servizi erogati. Gli interpellanti, pertanto, chiedono interventi di informazione e dissuasione per bloccare l’invio agli utenti di fatturazioni per consumi che si sono ormai prescritti.

Al riguardo, è importante sottolineare preliminarmente che, alla luce del quadro ordinamentale vigente, la materia esula dalle attribuzioni del Ministero dell’Interno. Infatti, il Ministero dell’Interno, al di là di specifiche ipotesi previste dall’ordinamento, non dispone, in ossequio al principio autonomistico previsto dalla Carta costituzionale, di un potere generalizzato di verifica della legittimità degli atti posti in essere dagli enti locali. Per la medesima ragione, il Ministero dell’Interno neppure è dotato di poteri sanzionatori nei confronti di atti posti in essere dagli enti locali, se non nei casi tassativamente previsti dalla legge.

Tanto premesso, dal punto di vista dell’assetto normativo in vigore, per rispondere all’atto di interpellanza urgente in questione si è provveduto a interessare tanto il Ministero della Transizione ecologica, che il Ministero dello Sviluppo economico. Il Ministero della Transizione ecologica ha fornito un proprio contributo, incentrato sulle deliberazioni dell’Autorità di regolazione per l’energia reti e ambiente (ARERA). Il Ministero dello Sviluppo economico ha, invece, comunicato di non disporre di elementi di interlocuzione utili. Per una più approfondita disamina della questione, sono state interessate, quindi, direttamente anche le Autorità indipendenti di settore, e, segnatamente, la citata ARERA e l’Autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCM).

Va osservato che la legge di bilancio 2018 ha introdotto un regime di prescrizione biennale – la cosiddetta prescrizione breve – per i crediti vantati dagli operatori del settore idrico per consumi pregressi, oltre che per i settori dell’elettricità e del gas. La norma prevedeva il diritto degli utenti, sia domestici che professionisti e microimprese, di eccepire la prescrizione degli importi riferiti a consumi risalenti a più di due anni indicati in fatture emesse a partire dal 1° gennaio 2020, laddove il ritardo nella fatturazione non fosse dovuto ad “accertata responsabilità dell’utente”. Successivamente, il legislatore, nell’intento di rafforzare la tutela dei consumatori, con la legge di bilancio 2020, ha modificato il precedente regime, precludendo agli operatori del settore la possibilità di respingere le eccezioni di prescrizione per consumi risalenti a più di due anni fatturati intempestivamente, anche in ipotesi di responsabilità imputabile al fruitore del servizio. Alla luce di questo sviluppo normativo, l’ARERA ha fornito un puntuale e aggiornato quadro regolatorio della materia, distinguendolo nei due settori “energia” e “servizio idrico integrato”. Con riferimento al primo settore, con due successive delibere – l’una del 2018 e l’altra del 2021 – l’Autorità è intervenuta per dare attuazione alle citate modifiche normative in materia di prescrizione, provvedendo, in particolare, a rafforzare le misure informative a vantaggio dei clienti finali di piccole dimensioni nei casi di fatturazione di importi riferiti a consumi risalenti a più di due anni e ponendo in capo ai venditori specifici obblighi di comunicazione. Analogamente, per il settore del servizio idrico integrato, l’Autorità è intervenuta – con una delibera del 2019 e una del 2021 – anche in ottemperanza ad alcune sentenze del TAR della Lombardia, sempre del 2021, adottando talune disposizioni per il rafforzamento delle tutele a vantaggio degli utenti finali nei casi di fatturazione di importi riferiti a consumi risalenti a più di due anni. In particolare, l’Autorità ha posto in capo al gestore del servizio idrico integrato, controparte dei contratti di fornitura con gli utenti finali, una serie di obblighi informativi volti a facilitare l’utente medesimo nell’esercizio dell’attivazione della prescrizione con riferimento alle fatture i cui importi si riferiscono a consumi risalenti a più di due anni. Ad avviso di ARERA, gran parte dei comuni cui si fa riferimento nell’interpellanza è rappresentata da quelli che erogano il servizio in territori in cui la gestione non è ancora affidata a un gestore unico d’ambito. L’Autorità ha, infine, precisato che di tali comuni viene data periodica informazione nella sua relazione semestrale al Parlamento, la cui ultima edizione risale al febbraio 2022. Da parte sua, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha illustrato le caratteristiche del contenzioso oggetto dell’interpellanza, precisando di aver ricevuto, a partite dall’entrata in vigore della normativa citata, e soprattutto nel corso del 2021, numerose segnalazioni di consumatori utenti del servizio idrico che hanno lamentato la non corretta applicazione della disciplina da parte dei gestori. Le criticità evidenziate riguardano principalmente due aspetti: il primo è il mancato tempestivo adeguamento agli obblighi informativi sulla prescrizione breve, previsti dalla disciplina legislativa e regolatoria; il secondo è il mancato accoglimento delle istanze di riconoscimento della prescrizione biennale presentate dagli utenti, relative a crediti riferiti a consumi idrici fatturati successivamente al 1° gennaio 2020 e risalenti ad oltre due anni dalla data di emissione della relativa bolletta.

A fronte di un quadro così articolato, l’Autorità ha differenziato le sue linee di intervento. Nel caso in cui le criticità rilevate riguardassero soltanto aspetti di natura informativa, l’Autorità ha inviato ai gestori lettere di moral suasion, chiedendo agli stessi, ai sensi del codice del consumo, di rimuovere i profili di possibile scorrettezza rilevati. Invece, nel caso in cui le criticità rilevate riguardassero, sia gli aspetti di natura informativa, sia il mancato accoglimento delle istanze di prescrizione breve, nonostante ne ricorressero i presupposti, l’Autorità ha avviato alcuni procedimenti istruttori, volti ad accertare la possibile scorrettezza del comportamento del gestore. In tal senso, 1’Autorità ha comunicato ai gestori che i comportamenti descritti potrebbero integrare una pratica commerciale scorretta, ai sensi degli articoli 20, 22, 24 e 25 del codice del consumo, in quanto contrari alla diligenza professionale e idonei a indurre in errore il consumatore medio, con riguardo all’esistenza e alla possibilità di esercitare tempestivamente una prerogativa che gli è attribuita dalla vigente disciplina.

L’Autorità, nel rappresentare che l’interlocuzione con una parte dei gestori, in particolar modo dei comuni, è ancora in corso, ha sottolineato che alcuni gestori hanno risposto in maniera positiva all’invito dell’Autorità, rimettendo in termini gli utenti che non avevano ricevuto adeguata informativa sulla presenza in bolletta di importi prescrittibili e inviando a ciascuno di essi un’opportuna comunicazione, per consentir loro la possibilità di eccepire la prescrizione di tali importi, nonché la possibilità di richiedere il rimborso degli importi eventualmente già pagati.

PRESIDENTE. Il deputato Baldelli ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interpellanza.

SIMONE BALDELLI (FI). La ringrazio, Presidente Spadoni. Noi qui abbiamo una situazione singolare, nel senso che il Garante della concorrenza e del mercato sta svolgendo interventi, a fronte di quelle che lei ci ha detto essere numerose segnalazioni, da un lato, verso l’assenza di informazione con lettere di moral suasion e, dall’altro, con procedimenti istruttori che fanno configurare la pratica commerciale scorretta. Tutto questo sarebbe ordinario, anche se singolare, nella violazione delle norme, se non si trattasse di enti locali. Il paradosso è che noi potenzialmente ci troviamo di fronte a procedimenti istruttori per concorrenza, per pratiche commerciali scorrette, da parte non di soggetti commerciali, ma di enti locali e lo trovo molto singolare. Ci sarebbe tutta una riflessione da svolgere sull’opportunità che questi servizi, da un lato, continuino ad essere svolti da comuni perché sono attività commerciali e, dall’altro, sul fatto che sia la possibilità, così come c’è per tanti altri temi, penso per esempio al codice della strada, con riferimento al Ministero dell’Interno, relativamente ai comuni che non consegnano entro il 31 maggio la relazione telematica sui proventi delle multe, su quanto incassano e su come spendono questi soldi. In quel caso, il codice prevede una sanzione che, peraltro, non è mai stata applicata – ma anche su questo stiamo facendo un’altra battaglia parallela – di decurtazione del 90 per cento di questi introiti. Forse sarà il caso di prevedere una sanzione, in modo che il Ministero dell’Interno, a valere sui trasferimenti ai comuni che si permettono di svolgere pratiche commercialmente scorrette nei confronti dei cittadini, possa irrogare una sanzione. Infatti, è un po’ poco che si lasci tutto questo alla vigilanza dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, che dovrebbe vigilare sulle attività dei soggetti privati o partecipati. Credo che si potrebbe utilizzare lo strumento della Conferenza Stato-città ed autonomie locali per evidenziare che questo tema è stato posto all’attenzione del Governo in Parlamento e che il Governo, in questa fase, rispondendo a questa interpellanza, ha svolto – e per questo la ringrazio sottosegretario Scalfarotto – un lavoro almeno istruttorio e di indagine sul fenomeno attraverso il Ministero della Transizione ecologica, da un lato, il MISE, dall’altro, e le varie Autorità.

Mi auguro che il numero di queste segnalazioni, pur essendo definito numeroso, sia circoscritto, ma se la platea potenziale è di 3 mila comuni, mettiamoci un po’ di impegno su questo tema, altrimenti, in una fase in cui le bollette addirittura stanno raddoppiando o triplicando – parlo di bollette per utenti e famiglie, ma poi c’è tutto un altro mondo di imprese, eccetera -, rischiamo di avere un problema vero, un problema di massa.

Credo che, di qui a breve, il Governo dovrà farsi carico – la prego, sottosegretario, di essere strumento di questa iniziativa dal punto di vista del Governo – non della moral suasion, perché questo non è il buon consiglio o l’iniziativa di un’Autorità. Voi siete il Governo e gli enti locali sono parte della struttura ordinamentale del nostro Paese, per cui fatevi carico di ricordare che c’è una prescrizione di legge. Tutte le iniziative di ARERA, anche propedeutiche all’entrata in vigore completa, sono state seguite passo passo da chi, come me – penso anche al collega Crippa – ha fatto riunioni con l’Autorità per capire come fare e informare meglio. Se, da un lato, non si informa il cittadino che c’è la prescrizione breve e, dall’altro, quando fa l’istanza per dire “guardate, ci avete fatturato qualcosa superiore ai due anni e non potete farlo”, non vengono neanche accolte le istanze, allora c’è un problema. Interveniamo. Mi faccio carico di sollevare le questioni, anche formalmente, anche quelle che estemporaneamente poi passano per la Commissione o per le varie relazioni. Questo è un tema da tenere sotto controllo, altrimenti rischiamo che si riapra una falla in una norma che è stata scritta e, addirittura, perfezionata con un ulteriore intervento, proprio per rendere inequivocabile quel termine e per evitare situazioni spiacevoli per i consumatori, per gli utenti, per coloro che non dovrebbero essere chiamati a pagare i consumi al di sopra dei due anni di prescrizione.