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IMPOSTA DI SOGGIORNO DA RIVEDERE, UNA RICHIESTA UNANIME DEI PARTITI

L’imposta di soggiorno deve essere rivista. E’ questo l’orientamento delle forze politiche emerso da un convegno sul tema. Agganciare la tassa dovuta da chi soggiorna una notte fuori casa alle tariffe e non alle “stelle” degli alberghi è l’idea prevalente. In questo modo, l’imposta inciderebbe in misura minore durante la bassa stagione. La necessità di intervenire sull’imposta applicata in Italia da 1382 Comuni è sostenuta da tutti i partiti. Alla revisione del sistema di classificazione alberghiera il responsabile economico del Pd Antonio Misiani aggiunge: “La tassa di soggiorno va riformata rendendo più flessibile il suo meccanismo di funzionamento e rafforzando gli spazi di autonomia dei Comuni”. Un altro argomento riguarda l’utilizzo del gettito da parte dei sindaci. Il presidente dell’Anci Gaetano Manfredi spiega che “la tassa garantisce un incasso molto basso rispetto all’incremento dei costi per i servizi pubblici locali. Ma bisogna fare in modo che l’incremento della tassazione non ricada sui cittadini: al contrario, i servizi devono migliorare proprio a fronte di un esborso maggiore”. La revisione dell’imposta basata sui prezzi renderebbe le strutture ricettive più competitive durante i periodi meno richiesti attirando un maggior numero di turisti. Un’idea, quella della destagionalizzazione, che è determinante nella strategia del governo. “Ci sono le condizioni- spiega il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso- per allargare l’offerta turistica, dal wellness al circuito culturale e religioso”. Il ministro insiste sull’importanza di migliorare l’attrattività del Paese per attirare i pensionati all’estero, sull’esempio di quanto fatto dal Portogallo.