Faq Accertamento e RiscossioneFaq TARITARI

Scadenza tari 2022

Print Friendly, PDF & Email

La scadenza della TARI 2022 è fissata da ciascun Comune

è necessario controllare il regolamento dello specifico comune per verificare il termine di versamento.

A questo link puoi verificarlo

il Comune di appartenenza in genere procede a calcolare le tariffe della TARI, sulla base dei principi previsti dal Decreto del Presidente della Repubblica 27/04/1999, n. 158. Le tariffe sono diverse e si dividono in due categorie:

  • utenze non domestiche, quelle appartenenti alle varie attività: industriali, professionali, artigianali e commerciali;
  • utenze domestiche, ovvero tutte quelle superfici che sono predisposte ad abitazioni civili e pertinenze.

Ognuna delle suddette categorie (utenze domestiche e non domestiche) è sottoposta a tassazione. La tariffa dipende dal costo del servizio reso ed è composta di due parti, una parte fissa e una variabile.

La parte fissa è determinata in base alle corrispondenti essenziali del costo del servizio, riferite in particolare agli investimenti per le opere e dai relativi ammortamenti; la parte variabile, invece, serve a finanziare quei costi, per l’appunto variabili, come il trasporto dei rifiuti, la raccolta, il riciclo e lo smaltimento, è calcolata in relazione alla quantità di rifiuti attribuiti, al servizio fornito e all’entità dei costi di gestione (art. 3 c. 2 d.p.r. n. 158/1999).

C’è da aggiungere, poi, che alla TARI viene applicato anche l’addizionale provinciale, nella misura del 5% dell’imposta. Tale cifra sarà corrisposta alla Provincia per i servizi che svolge per la protezione, tutela e igiene ambientale (articolo 19 del Decreto Legislativo 30/12/1992, n. 504).

Quali sono le regole generali per le scadenze della tari 2022

Non esistendo una normativa nazionale in genere però i termini entro i quali pagare la tassa sui rifiuti sono tre:

  • primo acconto entro la fine di aprile,
  • secondo acconto entro la fine di luglio
  • saldo dopo il 1 dicembre

Chi deve pagare la Tari 2022

Il presupposto della TARI è previsto dal comma 641 dell’articolo 1 della Legge di Stabilità 2014 secondo cui:

il possesso o la detenzione a qualsiasi titolo di locali o di aree scoperte, a qualsiasi uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani. Sono escluse dalla TARI le aree scoperte pertinenziali o accessorie a locali tassabili, non operative, e le aree comuni condominiali di cui all’articolo 1117 del codice civile che non siano detenute o occupate in via esclusiva”.

Il comma 642 della medesima legge chiarisce esplicitamente chi sono i soggetti passivi della TARI:

La TARI è dovuta da chiunque possieda o detenga a qualsiasi titolo locali o aree scoperte, a qualsiasi uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani. In caso di pluralità di possessori o di detentori, essi sono tenuti in solido all’adempimento dell’unica obbligazione tributaria

Non sono tenute al pagamento coloro che posseggano “le aree scoperte pertinenziali o accessorie a locali tassabili, non operative, e le aree comuni condominiali di cui all’articolo 1117 del codice civile che non siano detenute o occupate in via esclusiva”.

Chi è escluso dalla Tari 2022

Sono invece escluse dal pagamento della TARI le aree oggettivamente inutilizzabili e che, quindi, sono escluse dal servizio pubblico di nettezza urbana:

  • le aree scoperte pertinenziali o accessorie a civili abitazioni, come ad esempio le cantine, le terrazze scoperte, i balconi, i giardini, i cortili o anche i posto auto scoperti. Questo non vale per le aree utilizzate per attività economiche (come il cortile di una fabbrica), che sono invece sempre tassate;
  • le aree condominiali comuni (di cui all’articolo 1117 del Regio Decreto 16/03/1942, n. 262 “Codice Civile”) che non siano utilizzate oppure occupate in via esclusiva, quali androni dei palazzi, gli stenditoi, gli ascensori, le scale di accesso, luoghi di passaggio o altri luoghi che sono considerati in comune tra i condomini.

Chi deve pagare la tari 2022 in caso di affitto dell’immobile?

Nel caso di affitto sono gli inquilini a dover versare la tassa sui rifiuti.

Come calcolare la Tari 2022 ?

Anche per la quantificazione occorre fare riferimetno alle specifiche regole dettate dal singolo omune di riferimento dell’immobile

A questo link puoi verificarlo

Solitamente è il Comune ad inviare i bollettini con il calcolo dell’importo dovuto a titolo di Tari e con le scadenze per il versamento.

Qualora non vengano recapitati sarà necessario informarsi su quando bisogna pagare e come calcolare la quota di tassa rifiuti dovuta per l’anno in corso.

In via esemplificativa

Il calcolo della TARI 2022 è effettuato sulla bade principalmente della superficie dell’immobile considerato.

La superficie calpestabile rappresenta la base di calcolo della tassa sui rifiuti, poiché fa riferimento ai metri quadrati netti all’interno delle mura. Nel caso di utenze domestiche, oltre alla superficie dell’immobile si tiene conto anche del numero di occupanti. Sono considerate attendibili, nonché fonti per l’applicazione della TARI, le superfici che sono state accertate o dichiarate al momento del pagamento delle precedenti tasse (TARES o TARSU). Fanno eccezione le variazioni avvenute in seguito.

Gli elementi utili per il calcolo Tari 2022 sono i seguenti:

  • superficie in metri quadri e dati catastali, se disponibili;
  • periodo di riferimento;
  • nucleo familiare;
  • quota fissa;
  • quota variabile;
  • quota provinciale 5 per cento.

La quota fissa si calcola moltiplicando i metri quadrati dell’unità immobiliare per il numero di persone che la occupano.

Per i contribuenti non residenti il numero di occupanti è, in genere così calcolato:

  • 1 occupante: locali fino a 45 mq;
  • 2 occupanti: locali fino a 60 mq;
  • 3 occupanti: locali fino a 75 mq;
  • 4 occupanti: locali oltre i 76 mq.

Alla quota fissa si somma la quota variabile, finalizzata alla copertura dei costi di servizio per raccolta, trasporto e smaltimento dei rifiuti. Il calcolo Tari è effettuato in base alla quantità di rifiuti prodotti in via presuntiva stabilita dalle delibere comunali.

L’utenza domestica deve intendersi comprensiva di:

  • superfici adibite a civile abitazione
  • superfici adibite a pertinenze.

L’art. 16 del Prototipo di Regolamento per l’istituzione e l’applicazione del tributo comunale sui rifiuti e sui servizi (TARES), i cui principi possono ritenersi applicabili anche relativamente alla TARI, prevede che

“la quota fissa della tariffa per le utenze domestiche è determinata applicando alla superficie dell’alloggio e dei locali che ne costituiscono pertinenza le tariffe per unità di superficie parametrate al numero degli occupanti…”.

Pertanto:

  • la quota fissa di ciascuna utenza domestica deve essere calcolata moltiplicando la superficie dell’alloggio sommata a quella delle relative pertinenze per la tariffa unitaria corrispondente al numero degli occupanti dell’utenza stessa
  • la quota variabile è costituita da un valore assoluto, ossia un importo rapportato al numero degli occupanti che non va moltiplicato per i metri quadrati dell’utenza e va sommato come tale alla parte fissa.

Con riferimento alle pertinenze dell’abitazione appare corretto computare la quota variabile una sola volta in relazione alla superficie totale dell’utenza domestica.

Calcolo errato TARI

Alcuni Comuni hanno applicato modalità di calcolo errate, considerando la quota variabile per ogni pertinenza, portando il valora della TARI a somme più elevate (e talvolta non di poco) del dovuto.

Esempio di calcolo TARI

Consideriamo il caso di 2 nuclei familiari, entrambi con 3 componenti.

  1. nucleo familiare A: 3 componenti e abitazione di 100 m²
  2. nucleo familiare B: 3 componenti e abitazione 80 m² + cantina di 20 m²

Ipotizziamo inoltre che il Comune abbia deliberato le seguenti tariffe:

  • tariffa parte fissa:  1,10 euro
  • tariffa parte variabile la parte variabile (corrispondente a 3 componenti): 163,27 euro
  • quota provinciale: 5%

Secondo la modalità corretta di calcolo si ottiene quanto segue:

TARI nucleo A

  • parte fissa TARI = 1,10 euro * 100 m² =  110 euro
  • parte variabile TARI = 163,27 euro
  • quota provinciale = 0,05 * (110+163,27) = 13.66 euro
  • totale TARI = 110 + 163,27 + 13,66 = 286,93 euro

TARI nucleo B

  • parte fissa TARI abitazione = 1,10 euro * 80 m² =  88 euro
  • parte fissa TARI cantina = 1,10 euro * 20 m² = 22 euro
  • parte variabile TARI = 163,27 euro
  • quota provinciale = 0,05 * (88 + 22 + 163,27) = 13.66 euro
  • totale TARI = 88 + 22 + 163,27 + 13,66 =  286,93 euro

Esempio di calcolo errato della TARI

Alcuni Comuni avrebbero calcolato in maniera errata la TARI, considerando la parte variabile anche per le pertinenze.

Proviamo a fare lo stesso esempio del nucleo familiare B (3 componenti e abitazione 80 m² + cantina di 20 m²):

  • tariffa parte fissa.  1,10 euro
  • tariffa parte variabile la parte variabile (corrispondente a 3 componenti): 163,27 euro
  • quota provinciale = 5%

Calcolo errato

  • parte fissa TARI abitazione = 1,10 euro * 80 m² =  88 euro
  • parte variabile TARI abitazione = 163,27 euro
  • parte fissa TARI cantina = 1,10 euro * 20 m² = 22 euro
  • parte variabile TARI cantina = 163,27 euro
  • quota provinciale = 0,05 * (88 + 163,27 + 22 + 163,27) = 21,83 euro
  • totale TARI = 88 + 163,27 + 22 +163,27 +21,83 = 458,37 euro

Come appare evidente dall’esempio, se si considera la parte variabile in riferimento sia all’abitazione sia alla pertinenza, a parità di componenti e di superficie, l’importo della TARI risulta molto più elevato rispetto al caso in cui non si disponga della pertinenza.

Richiesta rimborso TARI

Secondo le indicazioni fornite dal MEF, i contribuenti che riscontrassero un errato computo della parte variabile effettuato dal Comune o dal soggetto gestore del servizio rifiuti possono richiedere il rimborso del relativo importo, solo relativamente alle annualità a partire dal 2014, anno in cui la TARI è stata istituita dall’art. 1, comma 639, della legge 27 dicembre 2013, n. 147, quale componente dell’imposta unica comunale (IUC) posta a carico dell’utilizzatore per finanziare i costi del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti.

Non è possibile, quindi, chiedere il rimborso relativamente alla tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (TARSU), governata da regole diverse da quelle della TARI, che non prevedevano, tranne in casi isolati, la ripartizione della stessa in quota fissa e variabile.

Né si può procedere alla richiesta di rimborso laddove i comuni che hanno realizzato sistemi di misurazione puntuale della quantità di rifiuti conferiti al servizio pubblico, hanno introdotto in luogo della TARI, una tariffa avente natura corrispettiva, in applicazione del comma 668 dell’art. 1 della citata legge 147/2013.

L’istanza di rimborso deve essere proposta, a norma dell’art. 1, comma 164, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, entro il termine di 5 anni dal giorno del versamento.

L’istanza non richiede particolari formalità; deve contenere tutti i dati necessari a identificare:

  • il contribuente
  • l’importo versato
  • l’importo per il quale si chiede il rimborso
  • i dati identificativi della pertinenza che è stata computata erroneamente nel calcolo della TARI.

In definitiva, i sindaci sono chiamati a modificare i regolamenti sbagliati e i cittadini a verificare le somme già versate.

Come pagare la Tari

Il pagamento della tassa sui rifiuti non segue un calendario univoco per tutti i Comuni, poiché ogni Comune stabilisce le proprie scadenze, oltre all’importo da versare. Ad essere diverse da Comune a Comune sono anche le modalità di pagamento e, dunque, come procedere al pagamento della TARI. In particolare, tra i sistemi di pagamento a disposizione troviamo:

  • pagamento della TARI con bollettino postale;
  • pagamento con MAV;
  • pagamento con modello F24.


Il modello F24

Per procedere al pagamento della tassa sui rifiuti con modello F24, occorre un codice tributo da utilizzare per la compilazione. Il codice è 3944 da inserire nella “SEZIONE IMU ED ALTRI TRIBUTI LOCALI”.

Inoltre, la Risoluzione n.5/E del 18 gennaio 2021, ha introdotto anche i codici tributo per la compilazione dei modelli F24 ed F24Ep, relativi al pagamento della TEFA (il tributo per l’esercizio delle funzioni di tutela, protezione e igiene dell’ambiente), che dal 2021 dovrà essere versata separatamente dalla tassa sui rifiuti. Una novità dal momento che fino al 2020 i tributi venivano corrisposti in modo cumulativo con la TARI.

Per poter pagare il tributo in modalità separata, l’Agenzia delle Entrate ha stabilito i codici tributo TEFA, TEFN e TEFZ, indispensabili per compilare i modelli di cui sopra e corrispondere il pagamento del tributo, degli interessi e delle sanzioni.DESCRIZIONE DEI CODICI TRIBUTO

TEFA
 – tributo per l’esercizio delle funzioni di tutela, protezione e igiene dell’ambiente
TEFN – tributo per l’esercizio delle funzioni di tutela, protezione e igiene dell’ambiente – interessi
TEFZ – tributo per l’esercizio delle funzioni di tutela, protezione e igiene dell’ambiente – sanzioni

I modelli F24, utilizzati per vari pagamenti quali appunto tasse e imposte, possono essere pagati anche online, in tre modalità differenti:

  • sul sito di Poste Italiane;
  • sul sito dell’Agenzia delle Entrate;
  • sul sito della propria banca.

Per il pagamento online del modello F24 dovrete inserire:

  • l’importo da pagare;
  • il codice tributo;
  • l’anno per cui l’imposta deve essere pagata;
  • se state pagando una rata, dovrà essere indicata quale rata è;
  • eventuali crediti;
  • saldo finale.

Pagare con Home banking

Per pagare l’F24 sul sito della propria banca è indispensabile possedere un conto corrente nella banca sul cui sito si deve procedere all’operazione. Dopo aver effettuato l’accesso, nell’apposita sezione “Pagamenti”, basterà procedere alla compilazione del modello, simile a quello cartaceo, e autorizzare il pagamento, inserendo il codice del dispositivo.

Pagare sul sito di Poste Italiane

Per pagare la TARI sul sito di Poste Italiane non è necessario, differentemente se si paga con home banking, essere in possesso di un conto corrente postale. È sufficiente, infatti, possedere una PostePay o una carta di credito.

Sul sito Poste.it, nella sezione Paga Online, è possibile procedere al pagamento dell’F24 dopo aver effettuato l’accesso con SPID, o con le proprie credenziali del sito Poste.it.

Pagare sul sito dell’Agenzia delle Entrate

Non solo Poste Italiane e i servizi di Home banking ma anche il sito dell’Agenzia delle Entrate offre un servizio al cittadino dedicato al pagamento del modello F24. Si chiama F24 Web il servizio che permette di eseguire un versamento con un IBAN.

Ciò che occorre è lo SPID, una smart card abilitata oppure le credenziali per entrare sul sito dell’Agenzia delle Entrate. Una volta effettuato l’accesso, sarà sufficiente cliccare su “Inizia la compilazione del modello F24“, selezionare un modello e compilarlo. Una volta completata l’operazione, inserire i dati del proprio IBAN e terminare l’operazione.


Dal 2021 la TARI si paga con PagoPA

Una delle domande più frequenti tra i cittadini è Come verificare se il pagamento della tassa sui rifiuti è andato a buon fine? oppure Come controllare se ho pagato correttamente la TARI negli anni passati?. Domanda più che legittima, a cui si può rispondere indicando le varie modalità attualmente disponibili.

Controllo presso il Comune di appartenenza

È possibile ricevere informazioni recandosi all’ufficio comunale di appartenenza, richiedendo un estratto che riporti la propria posizione debitoria. Questo tipo di documento, infatti, contiene tutte le informazioni inerenti ai pagamenti saldati negli anni passati e a quelli ancora da effettuare. In alcuni casi è possibile verificare i pagamenti anche nella Sezione Tributi dei siti web che i Comuni mettono a disposizione dei cittadini.

Verifica presso il sito dell’Agenzia delle Entrate Riscossione

Un ottimo metodo di verifica, che permette di evitare code all’ufficio comunale, è il controllo della propria situazione fiscale, dall’anno 2000, tramite il sito dell’Agenzia delle Entrate Riscossione. Il cittadino può accedere in diversi modi: tramite SPIDCIE (Carta di Identità Elettronica), credenziali di accesso a Fisconline o INPS.

Una volta che l’accesso è stato effettuato, si dovrà entrare nella sezione dedicata, ovvero quella di consultazioni e cassetto fiscale del proprio profilo. Basterà cliccare sull’estratto conto e selezionare la voce Dettaglio tributi, necessaria per controllare tutte le informazioni che vi occorrono: dal codice e descrizione del tributo all’anno di riferimento, fino a tutte le informazioni su importi e date dei versamenti, incluso l’Ente impositore.

Agevolazioni ed esenzioni Tari 2022

Nonostante la TARI debba essere pagata anche sulle seconde case, sono previste agevolazioni ed esenzioni che consentono di alleggerire il carico fiscale. Le riduzioni e le esenzioni riguardano, in particolare, gli immobili che si trovano in determinate condizioni o che rispettano alcuni criteri quali, ad esempio, case disabitate, case vacanza, immobili abbandonati o anche case concesse in locazione o in comodato d’uso a parenti.

Norme e regolamenti sono sempre stabiliti dai Comuni, non solo sulla base dell’immobile ma anche del luogo in cui si trova e delle norme nazionali. Quindi per sapere se effettivamente è possibile o meno accedere alle agevolazioni, bisogna far riferimento ai regolamenti delle singole amministrazioni comunali.

Ad ogni modo, entro il 30 giugno dell’anno successivo, occorre presentare al Comune di appartenenza una dichiarazione riguardante la tassa sui rifiuti. Andrà allegato anche un particolare certificato redatto da un tecnico abilitato. Mentre per le seconde case, qualora non venisse fornita una dichiarazione TARI, è il Comune a stimare un numero dei componenti superiore a quello reale. Motivo per cui è indispensabile che si facciano delle verifiche sul conteggio del tributo che viene inviato dal Comune per presentare, eventualmente, una domanda di rettifica.


Quando è possibile la riduzione

La Legge di Bilancio 2021 prevede la riduzione della TARI di due terzi per le abitazioni di soggetti che non risiedono in Italia. La norma, però, si applica soltanto per una abitazione che non è stata concessa in comodato a terzi e non locata. Da non dimenticare la presentazione della relativa domanda entro il 30 giugno dell’anno successivo.


Quando si applica l’esenzione

Scatta l’esenzione sulla TARI per gli immobili disabitati o inagibili e, dunque, più in generale, per tutte quelle abitazioni che non sono utilizzate. L’assenza di collegamenti idrici, elettrici o fognari consente di avere una dimostrazione dell’inagibilità o inabitabilità dell’immobile. In alcuni casi, invece, diversi Comuni prevedono l’esenzione anche in riferimento di quelle abitazioni che non sono utilizzate per scelta dai proprietari. Unica condizione è che non devono essere presenti utenze né arredi.


Sconto sulla TARI: come e perché

Che cosa succede se il servizio di raccolta di rifiuti non viene svolto correttamente? Il contribuente ha diritto al 20% 40% di sconto sulla tassa qualora il servizio di raccolta dei rifiuti non venga effettuato in modo corretto o venga interrotto.

Le riduzioni sulla TARI sono disciplinate dall’art.1 della legge 147/2013, nei commi 656 e 657. Riportiamo di seguito l’estratto dei commi sopra citati.

Ai sensi del comma 656 della legge n. 147/2013
La Tari è dovuta nella misura massima del 20 per cento della tariffa, in caso di mancato svolgimento del servizio di gestione dei rifiuti, ovvero di effettuazione dello stesso in grave violazione della disciplina di riferimento, nonché di interruzione del servizio per motivi sindacali o per imprevedibili impedimenti organizzativi che abbiano determinato una situazione riconosciuta dall’autorità sanitaria di danno o pericolo di danno alle persone o all’ambiente.

Ai sensi del successivo comma 657
Nelle zone in cui non è effettuata la raccolta, la Tari è dovuta in misura non superiore al 40 per cento della tariffa da determinare, anche in maniera graduale, in relazione alla distanza dal più vicino punto di raccolta rientrante nella zona perimetrata o di fatto servita”.

La Legge di Stabilità 2014 ha previsto due tipologie di riduzioni ed agevolazioni in materia di tassa sui rifiuti:

  • riduzioni obbligatorie;
  • riduzioni facoltative.

TARI 2022: le riduzioni obbligatorie

Le riduzioni obbligatorie in materia di TARI sono previste dai commi 656 e seguenti della Legge di Stabilità 2014.

Si tratta, in particolare, delle seguenti riduzioni obbligatorie:

  • mancato svolgimento del servizio di gestione dei rifiuti (riduzione 20 per cento);
  • effettuazione del servizio di cui alla TARI in grave violazione della disciplina di riferimento;
  • interruzione del servizio per motivi sindacali o per imprevedibili impedimenti organizzativi che abbiano determinato una situazione riconosciuta dall’autorità sanitaria di danno o pericolo di danno alle persone o all’ambiente.

Le riduzioni facoltative TARI 2022 reviste dal comma 659 della Legge di Stabilità 2014 sono :

  • abitazioni con unico occupante;
  • abitazioni tenute a disposizione per uso stagionale od altro uso limitato e discontinuo;
  • locali, diversi dalle abitazioni, ed aree scoperte adibiti ad uso stagionale o ad uso non continuativo, ma ricorrente;
  • abitazioni occupate da soggetti che risiedano o abbiano la dimora, per piu’ di sei mesi all’anno, all’estero;
  • fabbricati rurali ad uso abitativo.

Agevolazioni tari 2022 per le imprese

Il Ministero della Transizione Ecologica, in condivisione con gli uffici del Ministero delle finanze, ha emanato, in data 12 Aprile 2021, una circolare di chiarimento in merito all’applicazione delle disposizioni sulla TARI a seguito dell’emanazione del decreto legislativo 3 settembre 2020, n. 116.

La Circolare si focalizza, inoltre, sull’applicazione delle disposizioni del decreto legislativo 116/20 che hanno previsto la possibilità, per le utenze non domestiche, di vedersi riconosciuta una riduzione della quota variabile della tassa per i quantitativi di rifiuti gestiti in maniera autonoma rispetto al servizio pubblico.

La circolare, in linea con quanto disposto nel decreto, ribadisce che tutte le imprese – a prescindere dal codice Ateco di iscrizione in Camera di Commercio e, quindi, anche tutte le attività commerciali, che decidono di abbandonare il servizio pubblico – devono essere esonerate dalla quota variabile del tributo in proporzione ai quantitativi gestivi in via autonoma.

A tal riguardo si specifica che la riduzione della quota variabile prevista deve essere riferita a qualunque processo di recupero, ricomprendendo anche il riciclo al quale i rifiuti sono avviati. Come riporta il Ministero nella circolare, “l’attestazione rilasciata dal soggetto che effettua l’attività di avvio a recupero dei rifiuti è, pertanto, sufficiente ad ottenere la riduzione della quota variabile della TARI in rapporto alla quantità di detti rifiuti, a prescindere dalla quantità degli scarti prodotti nel processo di recupero”.

Per ottenere lo sconto, della durata di cinque anni rinnovabili, occorre comunicare la propria scelta al Comune, o al gestore del servizio nelle aree in cui si paga la tariffa, entro il 31 maggio di ogni anno.

Bonus tari 2022 per le famiglie

Si parla di bonus TARI per tutti gli utenti che hanno un reddito complessivo basso. I contribuenti, infatti, che hanno un ISEE inferiore ad una certa soglia potranno godere di una riduzione di costo sulla tassa. 

La dinamica è la stessa del bonus sociale luce e gas, per cui superando un tetto massimo ISEE e rispettando determinati requisiti, si accede automaticamente ad uno sconto in bolletta.

requisiti per godere del bonus TARI, anche in questo caso la detrazione è applicata automaticamente senza dover compilare alcuna domanda, purché si rispettino i seguenti requisiti:

  • nucleo familiare con indicatore ISEE non superiore a 8.107,5 euro;
  • famiglie numerose con un ISEE non superiore a 20.000 euro;
  • beneficiari del Reddito di cittadinanza o Pensione di cittadinanza.

È pure vero, però, che anche per avere uno sconto sulla tassa sui rifiuti, occorre far riferimento al proprio Comune di appartenenza, che definisce maggiormente i criteri di applicazione.

Le previsioni di ARERA Sulla qualità della tari

Numerose sono le novità inerenti alla tassa sui rifiuti, operative dal 1° gennaio 2023, come ad esempio i nuovi regolamenti che attueranno i Comuni a seguito della delibera ARERA del 18 gennaio 2022.

Il provvedimento adottato dall’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente ad inizio anno, prevede un Testo unico per regolare la qualità di gestione dei rifiuti urbani (TQRIF). Si tratta dell’adozione di specifici obblighi a livello tecnico e contrattuale, che accomunano tutte le gestioni. Una sorta di vademecum con regole stabilite ed omogenee, valide per ogni amministrazione comunale. 

Tali obblighi saranno abbinati ai cosiddetti “indicatori di qualità e relativi standard generali differenziati per Schemi regolatori, individuati in relazione al livello qualitativo effettivo di partenza garantito agli utenti nelle diverse gestioni“.

Quando si parla di obblighi previsti bisogna fare una distinzione poiché alcuni sono stati “rafforzati”, come ad esempio gli obblighi di natura contrattuale; altri saranno introdotti per la prima volta dal 1° gennaio 2023, come quelli in materia di attivazione, variazione, cessazione del servizio, reclami, rimborsi e richieste di informazione. 

Tra le novità del 2023, poi, è prevista un’ulteriore rateizzazione dei pagamenti ma solo in contesti specifici e nel caso in cui le rate abbiano un importo minimo di 100 euro. Le situazioni in cui è prevista la rateizzazione del pagamento della TARI sono le seguenti:

  • utenti che dichiarino di essere beneficiari del bonus sociale per disagio economico previsto per luce, gas e acqua;
  • utenti che si trovino in condizioni economiche disagiate, individuati secondo i criteri definiti dall’ente territoriale competente;
  • se l’importo addebitato supera del 30% il valore medio riferito alle fatture emesse negli ultimi due anni.

Ad ogni modo, dal 2023 sarà introdotto un numero verde che offrirà un servizio clienti ad hoc che risponderà ad ogni dubbio e richiesta dei clienti.

Infine è opportuno menzionare anche le situazioni che prevedono pagamenti o cifre errati. In questo caso l’utente potrà rettificare il pagamento direttamente al Comune di appartenenza e potrà ricevere i rimborsi entro 120 giorni lavorativi.